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CONFESSIONI DI UNA MANIACA DELL’ALLENAMENTO

DI JOHN PLUMMER // FOTO DI IAN HOLDER

Tre gare! Tanto ha impiegato Louise Rogers per realizzare un risultato che nessuna connazionale otteneva da cinque anni: diventare professionista IFBB. 


Con una piroetta, un balzo e un salto, nell’arco di 18 mesi la 27enne atleta britannica è passata da vincitrice esordiente a campionessa nazionale a finalista ai Mondiali, guadagnandosi l’opportunità di competere con personaggi del calibro di Nicole Wilkins-Lee, Gina Aliotti e il suo idolo Monica Brant nel circuito professionistico del figure.

Alcuni, in patria, la ritenevano un’impresa impossibile. In seguito all’irrigidimento dei parametri d’idoneità per il professionismo nel 2005 – per ottenere il tesserino non basta più vincere il titolo nazionale, ma è necessario piazzarsi tra le prime sei in una gara internazionale – nessuna si era mai avvicinata a tale traguardo. Finché non è arrivata Louise, che quest’anno si prepara ad affiancare connazionali esperte come Nicole Pitcher-Scott e Lynsey Beattie nel circuito professionistico IFBB di figure.

I precedenti non erano certo incoraggianti. “Guardando al passato – racconta Louise – mi sono resa conto che nessuno ce l’aveva fatta fino a quel momento. Allora mi sono chiesta se potevo invertire la tendenza, se potevo farcela io. Dopo aver partecipato ai Mondiali, capisco le ragioni delle nuove regole: il livello delle atlete è altissimo e la concorrenza spietata. Alcuni paesi partecipavano con squadre di 20 o 30 persone, mentre eravamo in due dalla Gran Bretagna. Insomma, presentarsi lì e raccogliere una simile sfida faceva un po’ paura”.

Per quanto straordinario, il suo successo non è certo stato una sorpresa completa per chiunque conoscesse la sua breve carriera nel body fitness. Aveva dominato la concorrenza interna nella sua prima stagione agonistica grazie all’altezza e alle spalle ampie, esaltate da linee aggraziate e notevole forma fisica. I Campionati del Mondo, però, sono tutta un’altra cosa: nella categoria di alta statura (oltre 168 cm), alle eliminatorie Louise se l’è dovuta vedere con 17 rivali, di cui soltanto sei potevano accedere alle finali del giorno seguente. Realizzare il suo sogno significava necessariamente dimostrarsi all’altezza.

I presupposti non erano favorevoli: il miglior risultato in assoluto realizzato ai Mondiali da una concorrente britannica era il 15° posto di Shalmieno Paper nel 2007. Eppure i segnali positivi ci sono stati fin dall’inizio, quando Louise è stata invitata a partecipare al primo confronto, poi è passata in finale, dove si è aggiudicata il quinto posto, risultato che ha cancellato con un colpo di spugna la negatività che aleggia sul versante femminile dello sport in Gran Bretagna e le ha permesso di realizzare la sua più grande ambizione in tempi record. “Quando finalmente ho capito di essere andata in finale, mi sono messa a piangere nell’atrio dell’albergo - racconta - Qualcuno ha pensato che fossi arrabbiata per una prestazione non esaltante, invece piangevo per la felicità di aver realizzato la mia più grande ambizione”.

Eppure, per un certo periodo dopo quel momento memorabile a Como, Louise ha avuto dubbi sul fatto di accettare o meno il tesserino professionistico. La gara appena terminata le era piaciuta al punto da indurla a considerare la possibilità di continuare a gareggiare nel circuito dilettantistico per tentare di vincere la prima medaglia britannica nel body fitness ai Campionati del Mondo di quest’anno in Messico. “Sarà una gara fantastica – dice – Ero molto tentata. L’esperienza in Italia è stata indimenticabile, tutto meraviglioso. C’era persino Jan Tana in persona che mi ha spalmato la lozione abbronzante. Le ho chiesto se fosse il suo vero nome e lei ha detto di sì. Eravamo in un albergo a cinque stelle, il servizio era impeccabile e ci siamo divertiti moltissimo al banchetto dopo la gara”.

Al banchetto è stato possibile avvistare Louise, testimonial di Extreme Nutrition, con i capelli sciolti sulle spalle, cosa che accade a dir poco raramente. Maniaca confessa dell’allenamento, in sei anni non si è mai presa più di una settimana di pausa. “Non mi fermo mai – ammette – Adoro allenarmi, tanto che lo faccio ogni giorno anche dopo le gare”. La prossima fase della sua carriera richiederà un’operazione complessa, poiché deve puntare ad aumentare e indurire la massa muscolare e, paradossalmente, ridurre parte della massa e della definizione che ha lavorato duramente per ottenere. Il figure agonistico è tra le discipline più bizzarre che esistano, nel senso che le dilettanti di alto livello spesso sono migliori delle professioniste, almeno in termini di muscoli e definizione. La scena professionistica IFBB, dominata dalle americane, insegue un look più commerciale, che obbliga le atlete a creare un fisico più vicino alla norma femminile, e non è facile per chi ama allenarsi sodo e migliorare costantemente.

Un’altra difficoltà, per Louise, è il fatto di non aver mai assistito dal vivo ad una gara professionistica di figure. “Dalle foto - commenta - si capiscono solo alcune cose”. Parlando con i giudici americani dei Mondiali è riuscita ugualmente a farsi un’idea abbastanza chiara degli obiettivi da perseguire, che è sempre un buon punto di partenza. “Cercherò di ridurre i volumi e di ammorbidire le gambe. Dovrò anche lavorare sulle pose perché laggiù è tutto diverso. Mi preoccupa un po’ il fatto di non aver mai visto una gara, perché vado alla cieca”.

Eppure, a dispetto delle incertezze, non vede l’ora. “La preparazione per i Campionati del Mondo è stata durissima – prosegue – e il mio corpo ha accusato il colpo. Alla fine ero scesa di due taglie, quindi stavolta sarà meno massacrante. L’obiettivo è completamente nuovo per me, creare una figura più morbida senza perdere tutti gli altri requisiti che si aspettano di vedere. Sarà divertente. Mi piace affrontare nuove avventure”. È stato il look delle professioniste americane di figure a far nascere in lei l’interesse per questo sport e, alla fine, a convincerla a rinunciare allo status di dilettante per gareggiare negli Stati Uniti.

IN AMERICA

“Il fisico dei miei sogni è quello di Monica Brant – spiega – È la ragione per cui ho cominciato. La trovo perfetta. Mi piacciono anche Krissy Chin e Gina Aliotti”. Louise non avrà difficoltà a far apprezzare il suo fisico in America: bella e atletica, ha un fisico proporzionato e l’altezza le permette di modellarlo in modi che sono preclusi ad atlete di statura più bassa. Ai Campionati del Mondo pesava 57 kg, 2-3 kg in meno rispetto ai Campionati britannici, perché aveva adottato una dieta più restrittiva. Difficile prevedere il peso con cui esordirà da professionista dato che avrà un po’ meno massa muscolare, ma un po’ più di grasso.

Chiacchierando con le sue colleghe in Italia, ha capito che tutte le concorrenti condividono le sue stesse ansie riguardo a come accontentare i giudici. Conoscendo il circuito britannico e quello europeo, alla vigilia dell’esordio in terra americana, Louise ha certamente gli elementi necessari per valutare lo stato dello sport. “Le americane non necessariamente sono più piccole – alcune concorrenti ai Mondiali erano più massicce di me – ma di certo sono più morbide. È un look più commerciale, e credo che in Gran Bretagna sia una via di mezzo. Ai Mondiali sono rimasta di stucco per la massa di alcune ragazze; mi sembrava impossibile che fosse una gara di body fitness”.

La difficoltà d’inquadrare con precisione i parametri dello sport, la distanza tra il circuito professionistico americano di figure e il versante dilettantistico, non fa altro che rendere tutto più fumoso. “Ti confonde le idee – osserva Louise – Per i mondiali ho eliminato un po’ di massa muscolare per essere più asciutta e avere muscoli più duri, e direi che per me ha funzionato. C’erano concorrenti che avevano un bel po’ di massa in più di me, ma non avevo voglia di crescere solo per poi dover togliere massa nel caso in cui avessi avuto l’opportunità di gareggiare a livello professionistico. Comunque, è sempre difficile capire quello che si aspettano”.

Il piano iniziale era esordire come professionista a New York, ma impegni di lavoro l’hanno costretta a rinunciare e sperare di potersi qualificare per l’Olympia di settembre in un’occasione successiva. Dato che è riuscita a superare gli ostacoli che finora sembravano escludere le sue connazionali dal circuito professionistico, le chiediamo quali altri star britanniche del body fitness abbiano maggiori probabilità di seguire il suo esempio. Louise nomina Maxine Cook, campionessa britannica 2009, e Clare Taubman, che ha partecipato insieme a lei ai Campionati del Mondo.

Il 2009 è stato un anno ricco d’impegni per Louise, e non solo sotto il profilo agonistico. Nel mese di luglio si è laureata in scienze sociali e attualmente gestisce servizi di assistenza per anziani e persone disabili. Inoltre lavora part-time alla palestra Studio 1 di Fleet (Inghilterra). Tutto ciò non le impedisce di trovare il tempo per allenarsi. Come si è preparata per i Mondiali? Se c’è una parte del suo corpo che non richiede cure particolari sono le spalle, che considera una sorta di eredità genetica paterna. “Le ho allenate poco o niente – sostiene – che so, una volta ogni due settimane. Ho sempre avuto spalle ben sviluppate. Quando ero più piccola, mio padre mi diceva sempre che dovevo provare i pesi”. Che dire, aveva ragione.

E il resto? “Il mio regime si basa su principi di allenamento molto intenso – spiega – Pesi cinque volte per settimana, con sessioni di breve durata, che si sono abbreviate ulteriormente procedendo con la preparazione. Ero così esausta che, pur preferendo un approccio a volume più elevato, mi sono adattata ad aumentare l’intensità.

Le sessioni per i glutei, però, erano più lunghe e decisamente più pesanti, spesso fino al cedimento. Credo di averli sfiniti del tutto, ma ha funzionato. Ricordo che ho fatto affondi pesanti in movimento fino al cedimento – una specie di tortura – ma non se ne può fare a meno! Quando mancavano quattro settimane alla gara, ho smesso del tutto di allenare le braccia perché avevo crampi fortissimi e non volevo rischiare di farmi male”.

Quanto al regime cardio, Louise è partita da 30 minuti al giorno per arrivare ad un’ora nelle ultime quattro o cinque settimane. “Facevo quasi tutto l’allenamento cardio prima di colazione, quindi ho sopportato parecchie levatacce. Ho alternato tra power walking, cross-training e allenamento su pista”. Il tesserino professionistico l’ha ripagata ampiamente di tanta fatica. “Diventare professionista è una cosa a cui aspiro da sempre, anche se mi sembrava un traguardo irraggiungibile”. Ora ha preso di mira la gara più importante di tutte: il Figure Olympia. “Al momento è il mio obiettivo principale”, sostiene. Ripensando alla sua capacità di realizzare le cose, non conviene scommetterci contro. M&F 

Il piano settimanale di Louise per i campionati del mondo

Lunedì - glutei

Martedì - schiena, bicipiti

Mercoledì - solo cardio

Giovedì - quadricipiti/posteriori coscia

Venerdì - petto, tricipiti

Sabato - spalle (a settimane alterne), polpacci, addominali

Domenica - solo cardio

Circa sei settimane prima della gara, Louise ha cominciato ad allenare i glutei due volte per settimana.

La dieta di Louise

Pasto 1 - 4-6 albumi, pane tostato

Pasto 2 - shake con 1 misurino di proteine

Pasto 3 - 100 g di riso (ridotti a 50 g nell’arco di 14 settimane) con 100 g di pollo o tacchino

Pasto 4 - come il n°3 Allenamento

Pasto 5 - dopo l’allenamento: shake con 2 misurini di proteine

Pasto 6 - 120-160 g di carne o pesce bianchi, insalata o spinaci; qualche volta albumi strapazzati

Pasto 7 - shake proteico (1 misurino di caseina prima di andare a letto); per variare ogni tanto formaggio fresco in fiocchi

Bevande: acqua, succo d’arancia senza zucchero e Crystal Light (bevanda senza zuccheri). 

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